Nelle strutture in acciaio sono numerosi
gli ambiti in cui si utilizzano membrature realizzate a pareti sottili. Travi
ad anima piena, travi a cassone, piastre piane con o senza nervature. Elementi
strutturali o porzioni di essi in cui l’instabilità locale e globale gioca un
ruolo fondamentale.
I metodi di progettazione di queste
piastre sono regolate da EN
1993-1-5: “Progettazione di elementi
strutturali in acciaio – Parte 1-5: elementi strutturali a piastra”. In questo ambito sono descritti due
possibili metodi, il c.d. «metodo della sezione efficace»
ed il c.d. «metodo
delle tensioni ridotte».
Pur essendo generali, l’applicabilità pratica di questi metodi si complica
molto nei casi di strutture reali, dove tali membrature sono soggetti a stati
tensionali non uniformi e concentrazioni di tensione dovute all’unione con
altri elementi o alla presenza di carichi e vincoli.
Un approccio alternativo, già presente
nella precedente versione di EN 1993, precisamente nell’Annesso C di EN
1993-1-5:2006, acquista forza e dettaglio nella nuova generazione degli
Eurocodici, nel documento dedicato EN 1993-1-14:2025, appena
rilasciato. La
descrizione di tale metodo è già contenuta nel nome di quel documento:
«Progettazione assistita da analisi agli elementi finiti».
L’utilizzo del FEM come metodo di
«progetto» e non solo di calcolo delle sollecitazioni rende necessario
acquisire una consistente esperienza pratica di modellazione ed analisi in
campo non lineare (geometrico e meccanico).
… inizieremo proprio da qui questo
viaggio.